“Tu lo dici….”( Gv 18, 37)

Pilato disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici: io sono re”

E tu che dici? è o non è il re. Forse, però,  non il re-monarca che vorremmo vedere mentre afferma senza esitazioni la “nostra giustizia”. Non è neanche il re-democratico che mai si fiderebbe di prendere decisioni senza prima “referendare” le nostre opinioni. E’ un re strano. Politicamente molto scorretto, non cerca mai il consenso e fugge dai tentativi di tirarlo a destra o a sinistra. Re di un regno senza terra, di popolo senza patria, di una nazione senza bandiera. Re che punta alla conquista dei cuori, di quelli più fragili ed impauriti. Un re così è destinato alla sconfitta, a perdere colpo su colpo ogni centimetro dei suoi possedimenti. Siede su di un trono trono che ricorda le siede impagliata che usava mio nonno. La sala del suo “basileus” assomiglia più  gli anfratti più reconditi dell’anima, dove la speranza ha già esaurito la sua ultima corsa, che alla Sala degli Specchi di Versailles. Eppure la sua dichiarazione di regalità la fa con i polsi consumati dalle corde che gli cingono i polsi, avvolto in un manto porpora che poco somiglia a quello dei Cardinali di Curia. Si dichiara re mentre un rigolo di sangue gli attraversa la fronte, forse per quella spina capricciosa che insieme alle sue compagne gli fanno da “corona”. Ammette la sua mancanza di leadership: poche o quasi nulle le sue truppe, comunque mal addestrate e incapaci di reagire agli amici giudei. Sotto processo non per essersi fatto re, ma per sostenere l’insostenibile certezza di essere Dio. Da li a poco la sua condanna. Dalla sua condanna la sua vittoria: il suo Regno sarà il Regno, il suo popolo un popolo di sacerdoti, popolo abilitato ad offrire un culto spirituale, senza vittime e senza olocausti.

Pilato, ma tu che dici? Ti va di chiamarlo ancora re? Nulla a che fare con quello stesso re che ti ha spedito nella polverosa a irritante palestina, a sedare un popolo che in cuor suo aspetta un liberatore, a sedare e spegnere le attese di un popolo che in cuor suo spera e prega ma che rimane incapace di riconoscere il suo Re-Messia.

….E di nuovo verrà nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

@nicolantonazzo

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