Il sorriso e la carezza di Dio

giovanni-paolo-iMolti lo ricordano per il sorriso, altri per le poche ma efficaci battute che seppe regalare in quei pochi giorni di settembre. Di quel Papa, Giovanni Paolo I, non si ricordano encicliche, grandi svolte teologiche o radicali trasformazioni di curia. Non ne ebbe il tempo. Quel settembre del 1978, segnato dalla morte di un altro grande e pensieroso Pontefice  e dalla ferita sanguinante che il nostro Paese aveva  ricevuto dalle Brigate Rosse, passò velocissimo e si lasciò dietro infiniti strali di polemiche, dubbi, sospetti e malvagità. Cosa rimane di quel brevissimo pontificato? Difficile tirare le somme a distanza di 35 anni. Luciani visse il suo “primato” divenendo primo in tante cose: primo nel fondere i nomi dei suoi predecessori, primo nell’accostare il volto di Dio a quello di una Madre ( facendo arrossire un buon numero di curiali), primo nel prendere sul serio riforme radicali che, se fosse rimasto sul soglio di Pietro il tempo necessario, sarebbe stato sicuramente capace di porre in essere. Giovanni Paolo fu il primo a chiedere l’assistenza di un bambino per “spiegare” la sua catechesi. Quasi caduto dalle nuvole al momento della sua elezione non esitò a presentarsi disarmato davanti alle folle che, incuriosite, si accalcavano in p.zza S. Pietro per conoscere il successore del Papa del Concilio. Molti rivedono nei tratti e negli atteggiamenti dell’attuale ospite del Palazzo Apostolico ( traslocatosi presso la casa Santa Marta) non poche tracce di quella stella cometa ( non meteora!) che fu Luciani. Non abbiamo se non una teologia del sorriso, che indica la serenità e la fermezza con la quale approcciò, suo malgrado, il gravoso compito. Non si prese troppo sul serio, non sembrò cercare il consenso della folla ma a quella folla sentiva di dover trasmettere una carezza. Come quelle carezze che riesco ad asciugare il viso solcato dalle lacrime più dolorose.  Non sembri peregrina l’idea di un papato “propedeutico” a quello mastodontico e granitico del suo successore polacco, Ci piace pensare che per gustare la consistenza di  Karol Wojtyla ci è stato offerto di assaporare dolcezza di Albino Luciani. Si affrettino altri a cercare di dirimere le ormai note questioni legate a presunti e mal celati complotti di curia. Quanto dovrebbe in carica stare un Papa per non sospettare della sua morte? Quale interesse nel tornare, dopo una “calda” estate come quella del ’78, a chiudersi nella Sistina per riparare all’improbabile errore? Il pontificato di Luciani è forse molto più semplice da leggere di quanto non lo si voglia fare. Poche ma essenziali parole, ben condite con inequivocabili gesti, hanno segnato quel rantolo di dolore e sangue che sono stati gli anni ’70 nel mondo e in Italia. Raccogliere la sua eredità consiste nell’allargare lo sguardo a quella che fu l’intera esistenza di questo figlio della Valle D’agordo, pastore fino in fondo, solido come pochi nella sua preparazione dottrinale ma altrettanto capace di mettere in discussione le sue certezze per non rimanerne schiavo.  Nell’attesa di poterlo annoverare tra i santi, lo  proponiamo come esempio di teologo e pastore che ha saputo rispondere in maniera inequivocabile all’invito del Buon Pastore: ” Mi vuoi bene?[..] Pasci le mie pecore” ( Gv 21, 17)

Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...