Regola di Santa Chiara

regola santa chiara

Uno stralcio della regola di Santa Chiara approvata da Papa Innocenzo il 9 agosto del 1253

Dopo che il Padre celeste si degnò di illuminare per sua grazia il mio cuore, perché sull’esempio e con la dottrina del beatissimo padre nostro san Francesco facessi penitenza, poco dopo la sua conversione, insieme con le mie sorelle gli promisi obbedienza.  Considerando il beato Padre che non avremmo temuto nessuna povertà, né fatica, tribolazione, deprezzamento e disprezzo del mondo, ché anzi li avremmo ritenuti grandi delizie, mosso da pietà, scrisse per noi una forma del vivere in questo modo:
Poiché per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste e avete sposato lo Spirito santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo,  voglio e prometto di avere sempre per mezzo mio e dei miei Frati, cura amorosa e sollecitudine speciale per voi come per loro.  Ciò che adempì diligentemente finché visse, e volle che fosse sempre da adempiere dai Frati.  E affinché non ci scostassimo mai dalla santissima povertà che abbiamo preso, nemmeno quelle che sarebbero venute dopo di noi, poco prima del suo trapasso, ci scrisse di nuovo dicendo la sua ultima volontà: Io, frate Francesco, piccolino, voglio seguire la vita e la povertà dell’altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della santissima madre sua e perseverare in essa fino alla fine; e vi prego, signore mie, e vi dò consiglio, perché viviate sempre in questa santissima vita e povertà. E abbiate molto a cuore, di non recedere in alcun modo in perpetuo da essa, per la dottrina o per il consiglio di chicchessia.  E come io sono sempre stata sollecita nel custodire insieme con le mie sorelle la santa povertà che abbiamo promesso al Signore Dio e al beato Francesco,  così siano tenute le abbadesse che mi succederanno nell’ufficio e tutte le sorelle a osservarla inviolabilmente fino alla fine,  vale a dire nel non ricevere e avere possessi o proprietà né per sé, né per interposta persona,  o anche qualche cosa che ragionevolmente possa dirsi proprietà,  se non quanto di terra è richiesto dalla necessità per l’onestà e il ritiro del monastero;  e quella terra non venga lavorata se non come orto per la necessità delle suore stesse. ( Capitolo 6 – Del non avere possessi).

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