In diretta dal Sinodo – 6

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Giovedì 9 ottobre, durante la settima Congregazione generale è proseguita la discussione su «Le situazioni pastorali difficili», sviluppando i temi delle unioni tra persone dello stesso sesso e dell’apertura alla vita. Alla riflessione sulla possibilità di far accedere i divorziati risposati al sacramento dell’ Eucaristia è stata premessa e ribadita con decisione l’indissolubilità del vincolo sacramentale del matrimonio. Indissolubilità che fondandosi sull’opera di Cristo nella Chiesa non può essere messa in discussione ma può essere tutelata preventivamente, dando alla catechesi prematrimoniale un carattere spiccatamente vocazionale e facendola seguire da una pastorale familiare di accompagnamento degli sposi dopo il matrimonio. Ovviamente bisogna avere la capacità di non cadere in facili generalizzazioni, guardando alle singole situazioni nella loro specificità. Infatti, c’è differenza tra chi decide di lasciare il coniuge e chi viene abbandonato. Inoltre non bisogna incorrere nell’equivoco che il non poter accedere all’Eucaristia da parte dei divorziati risposati, significhi per loro essere esclusi dalla comunità ecclesiale, perché non si è in presenza di una pastorale del «tutto o niente», ma della misericordia e della consolazione. Si è anche ribadita l’utilità di rendere più veloce l’iter di dichiarazione di nullità matrimoniale. Circa le unioni tra persone dello stesso sesso, ovviamente non c’è alcuna possibilità che la Chiesa possa riconoscerne il “matrimonio”, ma fedele al suo ministero si fa prossima agli omosessuali con rispetto e atteggiamenti non discriminanti. Nel dibattito i vescovi si sono anche occupati dei matrimoni misti, mettendo a fuoco non solo la difficoltà che presenta la conciliazione delle differenze ma anche la testimonianza di armonia e dialogo interreligioso che esse offrono. I padri sinodali sono tornati sull’argomento della comunicazione, ovvero del linguaggio con il quale si veicola il messaggio evangelico sulla famiglia. A tal proposito il suggerimento è stato di parlare con una «grammatica della semplicità» capace di toccare i cuori dei fedeli. Il tema della paternità responsabile che richiama al dono della vita e alla virtù della castità, ha aperto la seconda parte dei lavori del Sinodo. Ribadendo l’importanza di includere il principio di giustizia nelle virtù fondanti la famiglia, perché, non venga meno la difesa della dignità della persona in tutte le sue espressioni, è stata riconfermata la condanna dell’aborto. È stato inoltre fatto notare il rapporto esistente tra la contraccezione ed il calo di nascite. La diminuzione della natalità costituisce un concreto impoverimento per tutta la società, rispetto al quale i cristiani non possono tacere ma devono prendere una posizione chiara, in virtù del messaggio di amore e speranza per il futuro che i bambini portano con sé. In riferimento ai più piccoli, si riconosce l’insostituibile ruolo e la responsabilità primordiale dei genitori nella loro educazione alla fede e si intravede proprio nella pastorale dei bambini la strada per una prossimità alle famiglie in difficoltà. Invece, estendendo lo sguardo alla situazione internazionale, l’attenzione è stata posta, su quelle violazioni in atto nei contesti asiatici dove esistono casi di infanticidio, violenza sulle donne, traffico degli esseri umani

Daniela Gallo

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