In diretta dal Sinodo – 9

circoli-minori-sinodo-2Tra il 15 e il 16 ottobre, i dieci “circoli minori” in cui sono stati divisi i padri sinodali, hanno elaborato i “modi” per emendamenti e/o integrazioni sul testo della Relatio post disceptationem; sarà su questi suggerimenti, che i vertici sinodali, integrati dagli ecclesiastici nominati da Papa Francesco la scorsa settimana, stenderanno la versione finale della Relatio Synodi da votare. I suggerimenti dei diversi gruppi riguardano principalmente la forma del documento, la dottrina della Chiesa su matrimonio e famiglia, l’analisi del contesto presente e la dimensione pastorale. La parte della relazione più discussa è stata sicuramente la seconda, più di un gruppo ne ha chiesto la rielaborazione. Obiettivo dei diversi interventi è stato quello di giungere a un pronunciamento più chiaro sullo scopo del Sinodo e la natura del documento. In questo senso è stato riconosciuto in modo unanime il carattere pastorale dell’assemblea sinodale, ovviamente, all’interno di un orizzonte più ampio che prevede la precisazione dell’identità della famiglia ed il riconoscimento del suo insostituibile ruolo nella Chiesa. L’esame del contesto in cui la famiglia è chiamata a dare testimonianza, porta l’eco della frattura che da tempo si consuma tra fede e vita, in una delle relazioni si dice: «si manifesta la pericolosa rottura del nesso matrimonio-famiglia-vita, in forza di una esagerata esaltazione dell’individuo, cui si riconosce la possibilità di ricomporre la triade a proprio piacimento, col paradossale risultato di rendere i singoli più deboli e soli, e le società più fragili». Quindi, in questo tempo di crisi alla Chiesa è chiamata a pronunciare parole evangeliche di verità e misericordia, «cercando di intercettare l’esistenza concreta delle persone facendo riemergere in esse il desiderio di Dio». Desiderio di Dio e desiderio di famiglia abitano da sempre nel cuore degli uomini, perciò anche se le difficoltà che si presentano alla famiglia non sono di semplice soluzione è «impensabile sdradicarla dalla normale esperienza», piuttosto diventa necessario creare quelle condizioni che aiutino a migliorare la qualità delle relazioni familiari e il sorgere di una rete di solidarietà tra le famiglie. Pertanto, è stata ribadita l’importanza che: «Il lavoro sinodale continui affermando che il matrimonio e la famiglia non sono in primo luogo un’esigenza etica, come spesso sembra emergere in diversi punti della Relatio, ma prima di tutto è una dimensione ontologica e sacramentale che sta a fondamento dell’orizzonte etico, non viceversa». In più di una relazione è stato messo in rilievo come il ruolo profetico che i pastori e la comunità cristiana possiedono, comporti la necessità di esprimere giudizi chiari su questioni che sono divenute ormai espressioni culturali dominanti. Determinazioni che facciano capire la visione dottrinale della Chiesa ed i motivi per cui l’unico modello di famiglia da essa riconosciuto è quello fondato sul matrimonio tra uomo e donna, eludendo l’uso di eufenismi che generano equivoci tra i fedeli e vincendo il timore di ricorrere alle «categorie di “peccato” e “adulterio” e “conversione” rispetto alle situazioni oggettivamente contrastanti con il Vangelo della famiglia, nella consapevolezza, dicono alcuni padri, «che non andiamo alla ricerca di un facile populismo che tutto assopisce e ovatta, ma che abbiamo la responsabilità di esprimere anche un giudizio che proviene dalla Parola di Dio». Tuttavia Rispetto alle situazioni oggettive di peccato, non bisogna dimenticare che la verità deve sempre accompagnarsi alla carità e che ci si muove dalla convinzione che «il Vangelo della misericordia sia una parte imprescindibile integrante la verità stessa». Nella revisione della seconda parte della Relatio, perplessità sono state poste rispetto ai malintesi che può generare l’espressione “legge della gradualità”, la quale «sembra essere sfuggente con il pericolo di far pensare che le difficoltà della vita sponsale inducano ad abbassare il significato plenario della vocazione sponsale stessa». Da uno dei circoli è stata avanzata la richiesta di una rielaborazione della seconda parte, ricorrendo a riferimenti biblici e magisteriali, soprattutto Gaudium et Spes 48 e nella Familiaris Consortio 11, per riproporre «in modo chiaro e anche gioioso il progetto del matrimonio posto da Dio Creatore, nella Genesi e ripreso da Gesù». Alcuni vescovi ritengono infatti che il vangelo della famiglia debba essere «il fondamento su cui costruire l’intero impianto del documento» e che debba essere ampliato perché ci sia equilibrio tra la parte del documento dedicata a quest’ultimo e quella che esamina le situazioni di crisi del momento. In tutti gli interventi è stata riconfermata la centralità da dare alla famiglia nella pastorale e nella missione evangelizzatrice della Chiesa, che proprio da essa devono ripartire. Si tratta di attuare un ripensamento pastorale che colmando l’insufficiente attenzione delle strutture odierne, restituisca “realmente” alla famiglia un ruolo da protagonista, partendo dalla ministerialità degli sposi in forza del sacramento, tramite il coinvolgimento dell’intera comunità, ma anche con l’ausilio di un’ effettiva formazione di laici, presbiteri e nubendi e una rinnovata consapevolezza missionaria da viversi sia all’interno della famiglia che nei rapporti al di fuori di essa. Sulla prossimità che deve caratterizzare l’azione della Chiesa nei confronti delle persone che vivono situazioni irregolari che non consentono una piena comunione ecclesiale. Il dibattito continua, alcuni padri vorrebbero un maggiore approfondimento alla luce del n. 84 della Familiaris Consortio. Per altri, invece, anche allo stato attuale si può aprire la possibilità di accesso ai sacramenti a divorziati risposati sempre «a precise condizioni ed in momenti definiti della vita ecclesiale e familiare». Riguardo alla nullità matrimoniale, in qualche circolo si è esclusa la possibilità di un’azione diretta del vescovo suggerendo tuttavia che «si cammini più sinergicamente su una pastorale che veda coinvolti tribunali, consultori e i vari uffici famiglia delle diocesi». Nei confronti delle persone omosessuali è stato espresso l’impegno di prossimità della Chiesa che è una casa aperta a tutti ed è stato sottolineato lo sguardo benevolo con il quale essa riconosce la buona volontà e il cammino sincero di ciascuno. Tuttavia è stato ribadito che «le unioni delle persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna» ed è stata espressa la preoccupazione circa la tutela dei diritti dei figli a crescere armonicamente avendo il riferimento maschile del padre e quello femminile della madre. Sul piano pastorale da diversi circoli è giunta la proposta di integrazioni alle situazioni già considerate. Sono stai suggerite problematiche quali l’incidenza delle migrazioni sulla famiglia, la maternità e la paternità ferita, La cura degli anziani, l’influenza di internet sulle relazioni familiari Infine per quel che riguarda l’aspetto formale del documento finale si è raccomandato che esso renda intellegibile la continuità nell’insegnamento del magistero, fugando il dubbio di una frattura tra la dottrina e la pastorale, perché in ogni tempo, l’inculturazione del Vangelo è frutto di un dinamismo che mette insieme fedeltà e novità. Si legge in una delle relazioni: «“L’impegno pastorale è la prova dell’amore”. Proprio per questo è importante porre a fondamento il cuore stesso del Vangelo».

Daniela Gallo

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