In diretta dal Sinodo – 10

«L’amore tende per sua natura ad essere per sempre, fino a dare la vita per la persona che si ama. In questa luce l’amore coniugale, unico e indissolubile, persiste nonostante le tante difficoltà del limite umano; è uno dei miracoli più belli, benché sia anche il più comune». Nella mattina di sabato è stato approvato a larga maggioranza il Messaggio conclusivo dell’assemblea sinodale. Il documento che ha come destinatarie le famiglie del mondo ed in particolare quelle cristiane, ribadisce la bellezza e l’indissolubilità del vincolo sponsale. Il Messaggio si apre esprimendo l’ ammirazione e la gratitudine dei Padri sinodali nei confronti delle tante famiglie che, professando la loro fede nelle parole di Cristo, danno vita ogni giorno al miracolo della fedeltà coniugale, diventando il segno visibile dell’amore incrollabile ed eterno di Dio per ciascun uomo e per l’intera umanità. I vescovi affermano: «Le famiglie che vivono questa avventura luminosa diventano una testimonianza per tutti, in particolare per i giovani». Nella disamina delle sfide che il nostro tempo presenta alla famiglia, il primato spetta proprio alla fedeltà coniugale, la quale deve essere custodita con vigilanza perché insidiata dai ritmi frenetici che rendono difficile la possibilità di rientrare in se stessi ed avere momenti di riflessione, dal crescente individualismo che rende più superficiali e fragili le relazioni. Tali cause oltre a concorrere alla genesi di rapporti conflittuali, indeboliscono la capacità di gestirli bene. Le crisi matrimoniali – dichiarano i vescovi – «sono affrontate spesso in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco, della riconciliazione e anche del sacrificio». Si creano così nuove unioni e nuovi matrimoni che danno vita a «situazioni famigliari complesse e problematiche per la scelta cristiana». Altre prove che la famiglia deve sostenere sono la fatica che pone la stessa esistenza di fronte alla malattia ed alla vecchiaia delle persone care, alla povertà e alle difficoltà economiche generate da sistemi perversi ed ancora dalla disoccupazione, dalle migrazioni, dalla violenza e dagli abusi su donne e bambini. Anche in quest’ultimo Messaggio emerge l’immensa portata della realtà familiare che abbraccia tutti gli ambiti del vivere. La famiglia è davvero il nucleo rigenerante della società e non può non chiamare in causa la realtà politica. In questo nuovo documento i vescovi si appellano ai governi e alle organizzazioni perché si facciano promotori dei diritti della famiglia per il bene comune. Gratitudine è stata pure espressa a pastori, fedeli e comunità che sull’esempio del buon samaritano sanno «farsi carico delle lacerazioni interiori e sociali delle coppie e delle famiglie» testimoniando la volontà di Cristo di una Chiesa che sia «una casa con la porta sempre aperta nell’accoglienza, senza escludere nessuno». I Padri forti della speranza che il messaggio evangelico reca in sé, in quanto espressione della certezza della vittoria del bene sul male, non dimenticano riconoscere «la luce che a sera splende dietro le finestre nelle case delle città, nelle modeste residenze di periferia o nei villaggi e persino nelle capanne: essa brilla e riscalda corpi e anime. Questa luce, nella vicenda nuziale dei coniugi, si accende con l’incontro: è un dono, una grazia che si esprime – come dice la Genesi quando i due volti sono l’uno “di fronte” all’altro, in un “aiuto corrispondente”, cioè pari e reciproco». Il compimento di questo itinerario di coppia si realizza in pienezza nel sacramento del matrimonio dove «Dio pone il suo suggello, la sua presenza e la sua grazia». Esso però ha le sue salde radici nel fidanzamento e nel tempo manifesta le diverse espressioni dell’amore, dalla sessualità alla tenerezza, che perdurano «oltre la vigoria e la freschezza giovanile». Questo tipo di amore è nella sua essenza sempre e necessariamente fecondo, non solo sul piano umano, in senso procreativo ma anche sul piano spirituale, attraverso il dono della vita nel battesimo e l’educazione alla fede. In questo cammino gli sposi e la famiglia toccano con mano la verità delle parole di Gesù: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Dio si rende presente nell’affetto e nel dialogo tra i diversi membri della famiglia, attraverso la sua Parola e nella preghiera comune, cioè in quella che si può definire «educazione alla fede e alla vita buona e bella del Vangelo, alla santità», che fa della famiglia un’«autentica Chiesa domestica, che si allarga alla famiglia delle famiglie che è la comunità ecclesiale». I Padri sinodali indicano nell’Eucaristia domenicale «Il vertice che raccoglie e riassume tutti i fili della comunione con Dio e col prossimo» – in questo sacramento – «Egli si dona a tutti noi, pellegrini nella storia verso la meta dell’incontro ultimo quando “Cristo sarà tutto in tutti”» e con questa argomentazione motivano la riflessione sull’accompagnamento pastorale e l’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati». Il Messaggio si conclude con uno sguardo dei vescovi alla Famiglia di Nazaret, insieme alla quale, essi implorano il Padre di donare a tutte le famiglie «la presenza di sposi forti e saggi, che siano sorgente di una famiglia libera e unita».

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