A cosa serve un Cardinale?

Come aggettivo, cardinale indica qualcosa di essenziale, senza il quale una determinata realtà non potrebbe esistere. Quando si associa a dei particolari  punti questi diventano fondamentali per orientarsi; in matematica è un numero che definisce una quantità presente in un insieme; se lo chiediamo ad un architetto ci dirà che quella cardinale è la pietra che regge l’intero architrave. Manco a dirlo deriva dal latino e lo si può ancora una volta associare a qualcosa di fondamentale e di sostegno ad un’intera impalcatura, sia essa di travi o di idee.

Insomma, come la si voglia mettere un cardinale serve, eccome se serve! Il suo ruolo storicamente è stato più volte accostato a quello di un principe elettore oppure di un senatore, un soggetto, insomma, il cui ruolo è determinante per il buon funzionamento di un’istituzione. Siamo abituati a sistemarli nella casella più alta del cursus honorum ecclesiastico, ad un passo dalla figura del Papa. Siamo abituati e vederli anziani, rubicondi ( per il colore della veste e per le dimensioni che tendono a acquisire al momento della nomina). Il più delle volte non ne conosciamo neanche il nome, finchè gli eventi non li costringono a ritirarsi all’interno delle mura vaticane per scegliere, tra di loro, chi debba abbandonare il rosso della porpora per passare ad un più sbiadito bianco papale. In quel caso scatta una strana frenesia giornalistica che fa diventare un centinaio di over 70 delle vere e proprie star del jet set ecclesiastico.  E poi, e poi senti dire che “Quella cardinalizia non è una dignità “decorativa”, perché chi vi è chiamato deve avere una sola “parola-guida”: la carità”  e leggi la firma in calce a queste parole e scopri che non vengono da un romantico rivoluzionario anticlericale ma, nientemeno, da Papa Francesco proprio mentre aggiusta una berretta rossa sulla testa dei nuovi cardinali.Non un fregio per il comando comando, ma il simbolo per un servizio. Un servizio grande come la carità cristiana, fatta di benevolenza, giustizia, speranza e perdono. Un uomo che non ha altro amore che la Chiesa e sostiene il Papa come un fratello.

“…quella cardinalizia è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già il nome – ‘cardinale’ – che evoca il ‘cardine’; dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità”.

“L’amore di Cristo, riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo, ci permette di vivere così, di essere così: persone capaci di perdonare sempre; di dare sempre fiducia, perché piene di fede in Dio; capaci di infondere sempre speranza, perché piene di speranza in Dio; persone che sanno sopportare con pazienza ogni situazione e ogni fratello e sorella, in unione con Gesù, che ha sopportato con amore il peso di tutti i nostri peccati”.

Cosa rimane della visione politica che ancora abita ben radicata nelle menti di cattolici e non quando si tratta di associare il titolo cardinalizio al suo reale operato? Questo ce lo potrà dire la storia, quella dei prossimi mesi-anni, quando i neo-porporati torneranno alle proprie sedi, nelle comunità dove sono  chiamati a vivere la carità e il perdono, la giustizia e la speranza.  Oggi rimane la certezza di un corso diverso che la storia sta prendendo, un per-corso verso una spogliazione sistematica degli orpelli che appesantiscono e rallentano l’annuncio del Regno, unica vera ragione del peregrinare della Chiesa nel mondo. 

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