Quaresima: tempo favorevole, momento propizio per la conversione

Con il Mercoledì delle Ceneri, che quest’anno è il 18 Febbraio, si apre il tempo di Quaresima. Tale tempo liturgico è quel momento favorevole, particolarmente propizio, nel quale la Chiesa ci invita alla conversione, all’esame della nostra esistenza ed al buon proponimento di rivedere la nostra vita di fede alla luce della Mistero Pasquale. San Josemarìa Escrivà scrisse a proposito della Quaresima: “La Quaresima ci pone davanti a degli interrogativi fondamentali: cresce la mia fedeltà a Cristo, il mio desiderio di santità? Cresce la generosità apostolica nella mia vita di ogni giorno, nel mio lavoro ordinario, fra i miei colleghi? Ognuno risponda silenziosamente, in cuor suo, a queste domande e scoprirà che è necessaria una nuova trasformazione perché Cristo viva in noi, perché la sua immagine si rifletta limpidamente nella nostra condotta“.

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 Il tempo liturgico della Quaresima inizia con il Mercoledì delle Ceneri e termina immediatamente prima della messa vespertina in Coena Domini (Giovedì Santo). “Sono giorni e tempi di penitenza nella Chiesa universale tutti i venerdì dell’anno e il tempo di Quaresima” (Codice di Diritto Canonico, canone 1250). Questi tempi sono particolarmente adatti per gli esercizi spirituali, le liturgie penitenziali, i pellegrinaggi in segno di penitenza, le privazioni volontarie come il digiuno e l’elemosina, la condivisione fraterna (opere caritative e missionarie). (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1438). Durante la celebrazione Eucaristica del Mercoledì delle Ceneri vengono imposte le ceneri sul capo di tutti fedeli, compresi i ministri, presenti al rito. Chi presiede la celebrazione, subito dopo il Vangelo e l’Omelia, pronuncia una delle due preghiere di benedizione previste dal Messale, le quali prospettano il cammino quaresimale: progressivo rinnovamento dell’uomo a immagine di Cristo Risorto. La Quaresima, quindi ha sin dall’inizio una caratteristica pasquale. Il rito delle ceneri non è strettamente legato alla Messa ma lo si può fare anche in una liturgia della Parola. Le ceneri possono essere imposte con due formule: 1) «Convertitevi e credete al Vangelo»: formula nuova, espressa al plurale per sottolineare la dimensione ecclesiale del cammino penitenziale; 2) «Ricordati che polvere sei e polvere ritornerai»: formula antica, più in connessione col gesto delle ceneri. Le ceneri si possono imporre solo il Mercoledì delle ceneri e solo durante la Liturgia. Questo segno che viene fatto contraddistingue un forte atto di conversione e di buon proposito al cambiamento di vita.

Nell’anno liturgico tutto è sempre incentrato sulla Pasqua annuale, dal II secolo in poi, infatti, si dilata in avanti, formando così la cinquantina pasquale con la Pentecoste, e indietro, formando tutto un periodo di preparazione che diventerà la Quaresima. Le radici della formazione del tempo quaresimale le ritroviamo nel digiuno iniziale che precedeva la Pasqua e che era soltanto di due giorni (Venerdì e Sabato santo). Nel II secolo questo digiuno fu esteso a tutta la Settimana Santa (ne dà notizia Dionigi d’Alessandria), è comunque nel corso del IV secolo che si va formando la Quaresima come periodo pre-pasquale vero e proprio, ricco di quel simbolismo biblico che porta con sé. Dietro questo simbolismo di 40 giorni c’è un significato storico – salvifico, contenuto nella colletta della 1ª Domenica. Questo simbolismo infatti attraversa tutta la Bibbia, solo per citare alcuni esempi: i 40 giorni di preparazione di Gesù nel deserto; i 400 anni di schiavitù in Egitto; i 40 anni nel deserto del popolo di Israele; i 40 giorni del diluvio; i 40 giorni di Mosè sul monte. A contribuire alla formazione della Quaresima giocano due istituzioni della Chiesa antica che ci danno anche i significati teologici attuali delle stesse: 1) Il cammino del catecumenato, i cui passaggi vengono scanditi all’interno della Quaresima (scrutini, esorcismi prebattesimali, traditiones del Credo e del Pater); 2) Il cammino della penitenza pubblica, che andava dal mercoledì delle ceneri fino al Giovedì Santo, quando si celebrava il rito della riconciliazione. Questi due filoni della Quaresima hanno fatto si che essa si caratterizzasse, fin dall’inizio, come un tempo a forte tonalità ecclesiale, in quanto la comunità cristiana era chiamata a intervenire in maniera forte in queste due istituzioni. Il digiuno della Quaresima inizialmente consisteva in un solo pasto al giorno, ma poi si allargò inglobando il discorso di non mangiare la carne e, in alcune zone, anche i latticini e il vino. Inoltre la Chiesa antica ha inteso caratterizzare il tempo della Quaresima con una serie di letture particolari riservate alle Domeniche in vista del catecumenato (sono quelle che oggi ritroviamo nel ciclo dell’anno A). Quando il catecumenato va scemando e non ci sono più battesimi degli adulti, l’aspetto principale della Quaresima non è più quello battesimale ma penitenziale. Decadendo anche la penitenza pubblica, gli aspetti catecumenale e penitenziale della Quaresima rimasero per secoli incomprensibili, tanto che Pio V passò le letture delle domeniche dell’anno A alla ferie della Quaresima creando altre letture per la Domenica. La riforma liturgica ha ristabilito l’ordine antico recuperando i due aspetti della Quaresima: quello battesimale, che oggi diventa riscoperta del nostro battesimo, in preparazione alla rinnovazione delle promesse battesimali nella Veglia e quello penitenziale, che diventa cammino penitenziale per celebrare la Pasqua con «azzimi di sincerità», ossia rinnovati interiormente. Il Vaticano II ha comunque mantenuto quegli elementi penitenziali che nel corso dei secoli hanno caratterizzato la Quaresima a livello rituale: omissione dell’Alleluia, del Gloria e del Te Deum. In questo anno liturgico, che segue il ciclo dell’Anno B per le letture Festive e Domenicali, nelle 5 Domeniche di Quaresima verranno letti in successione: 1ª Domenica: Vangelo delle tentazioni; 2ª Domenica: Trasfigurazione; 3ª Domenica: Cristo tempio; 4ª Domenica: Cristo immolato sulla croce; 5ª Domenica: Cristo chicco di grano. I tre cicli dell’anno liturgico hanno quindi mantenuto tre sfaccettature proprie del percorso che il cristiano deve fare nel suo cammino di fede: L’Anno A è quindi l’anno sacramentale per il battesimo; l’Anno B l’anno cristologico per la salvezza; l’Anno C l’anno penitenziale per la conversione. Inoltre, la 4ª Domenica di Quaresima, come la 3ª Domenica nel tempo di Avvento, mantiene il titolo di «Domenica Laetare» dall’Antifona d’ingresso, con la possibilità di avere il colore rosaceo del paramento anziché viola come per tutto il periodo della Quaresima (e dell’Avvento). Con la 5ª Domenica di Quaresima iniziava, prima della riforma liturgica, il tempo di Passione oggi questo titolo è dato solo alla Domenica delle Palme con la quale si ha lo scopo di venerare la Passione del Signore. Con la 5ª Domenica di Quaresima si può conservare l’uso di velare le immagini e soprattutto le croci (probabilmente in relazione con il famoso «panno di fame» o di digiuno, per mezzo del quale dal secolo XI si celava al popolo l’altare all’inizio della Quaresima). Il popolo veniva quindi collocato in una situazione penitenziale anche a livello visivo per cui non poteva vedere la celebrazione dei misteri (l’uso è spiegato allegoricamente da Guglielmo Durand). Con la Domenica delle Palme, che inaugura la Settimana Santa, si commemorano due aspetti: l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e la Passione di Gesù. Con il triduo Pasquale del Giovedì, Venerdì e Sabato Santo si entra a pieno in quello che è il Mistero di Cristo che dall’ultima cena ci conduce per mano attraverso la sua agonia, crocifissione e morte in croce per poi esplodere, la Domenica di Pasqua, nella gioia della Risurrezione. La Quaresima va teologicamente interpretata a partire dal mistero pasquale, celebrato nel Triduo e soprattutto con i sacramenti pasquali. Essa quindi non è un residuo di pratiche antiche non più esistenti (penitenza pubblica e catecumenato), ma il tempo per una preparazione e partecipazione al mistero pasquale di Cristo più piena e consapevole. L’indole della celebrazione quaresimale, quindi, è eminentemente pasquale; essa è infatti un indice puntato verso il Triduo Pasquale, a cui la comunità non può giungere impreparata, e verso il rinnovo delle promesse battesimali. L’accento penitenziale è posto allora non sulle pratiche ascetiche, ma sulla vita cristiana purificata dallo Spirito Santo. È cammino penitenziale, battesimale ed ecclesiale; essa è «segno sacramentale della nostra conversione» (colletta della 1ª Domenica di Quaresima). La Sacrosantum Concilium 109 sottolinea che in Quaresima dovrebbero essere usati in maniera più abbondante gli elementi penitenziali e battesimali della liturgia. Si possono anche opportunamente creare delle celebrazioni comunitarie della penitenza e favorire una maggiore ricchezza della Parola di Dio, come ad esempio la Lectio divina. La Quaresima è praticamente un catecumenato continuato che si ripete annualmente per tutti i cristiani.

Con questi buoni propositi e queste premesse auguro a tutti di vivere una Santa Quaresima, nel segno più vero e sincero della conversione e del ritorno a Dio che, quale Padre amorevole, ci attende sempre con le braccia aperte ed il cuore spalancato per inondarci della sua infinita ed immensa misericordia.

Tindaro Mangano

Bibliografia del sito e dei testi consultati:

  1. it.josemariaescriva.info/;
  2. Calendario liturgico 2014, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) ,2013.
  3. Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 1992, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1997;
  4. Codice di Diritto Canonico, Unione Editoriali Cattolici Italiani, Roma 1983.
  5. Concilio Vaticano II, Ad Gentes Divinitus. Decreto sull’attività missionaria della Chiesa, 7 dicembre 1965, in: EV 1, nn. 1087-1242.
  6. Idem, Sacrosantum Concilium, Costituzione sulla sacra liturgia, 4 Dicembre 1963 in: EV 1, nn. 1-244
  7. Aliquò Pietro, Gesù il Signore che libera e salva, “Manuali di Panteno – Teologia” 6, Editrice coop.S.Tom., Messina-Elledici, Leumann (Torino) 2011;
  8. Conte Nunzio, Benedetto Dio che ci ha benedetti in Cristo. Elledici, Leumann (Torino) 1999;
  9. Idem, Il pane della vita e il calice della salvezza. Teologia e pastorale dell’Eucaristia. “Manuali di Panteno – Teologia” 2, Editrice coop.S.Tom., Messina-Elledici, Leumann (Torino) 2006.
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